VIAGGIO ESTATE 2009 BELGIO E PAESI BASSI SESTA TAPPA: I MULINI A VENTO

Andando da Amsterdam verso sud in direzione di Delf e Rotterdam oppure verso nord, si vedono sullo sfondo numerosi mulini a vento, alcuni antichi e trasformati in musei, altri più recenti ed ancora funzionanti. Ovunque il territorio dei Paesi Bassi è disseminato da quello che, a ragione, è uno dei simboli nazionali.
In effetti gran parte del territorio è a livello del mare o addirittura sotto e l’altitudine media del territorio è di 5m. Costituito da terreni alluvionali dei grandi fiumi europei, quali il Reno e la Mosa, che sfociano in ampi delta, segnato da numerosi canali che collegano i vari fiumi, questo Paese ha una rete idrografica molto fitta ed un equilibrio idrografico instabile che necessita del continuo intervento e controllo dell’uomo. Ed ecco perché fin dal XIV sec. gli Olandesi cominciarono a costruire canali artificiali, dighe per arginare la forza del mare e a servirsi dei mulini per drenare i terreni. Grazie ai mulini in serie, l’acqua drenata dai terreni veniva sospinta al livello superiore e così via, fino ad essere raccolta in bacini che si trovavano più alti rispetto al piano campagna. In questo modo furono prosciugati i polder e l’uomo strappò enormi estensioni di terra al mare. Con l’avvento della macchina a vapore, la funzionalità dei mulini non era più legata solo al vento.
Ma in nessun altro luogo dell’Olanda si possono ammirare ben diciannove mulini, disposti a breve distanza l’uno dall’altro, come a Kinderdijk.


A circa 15 km da Rotterdam, Kinderdijk è situato dove confluiscono i fiumi Lek e Noord. Qui, per far defluire l’acqua del polder, tra il 1738 e il1761 fu costruito un complesso di 19 mulini a vento. Essi sono in mattoni, a calotta rotante e prosciugano i terreni circostanti, scaricando l’acqua in eccesso in un bacino comune. Ogni mulino è dotato di quattro pale che vengono direzionate verso il vento per sfruttarne la forza. Un tempo i mulini erano abitati, il custode aveva il delicato compito di controllare il livello delle acque e doveva continuamente fare attenzione al cambiamento della direzione del vento. Dal 1997 i mulini di Kinderdijk sono entrati a far parte del Patrimonio dell’ UNESCO.

Tutta l’area ha un fascino particolare: già dal pullman noto grandi estensioni di territorio perfettamente piatto e soprattutto verde, qua e là stormi di anatre e di oche selvagge, canneti e mucche al pascolo. Ma arrivati a Kinderdijk tutto acquista un fascino particolare: sembra di essere in un sogno, lontani dalla realtà, catapultati nel passato. Ci si ritrova immersi nel verde che ha mille sfumature (siamo veramente fortunati: anche oggi c’è un sole magnifico!), l’acqua scorre lentamente, qualche germano sta nuotando, si avverte una lieve brezza; sullo sfondo i mulini si stagliano come giganti (forse è una reminescenza del Don Chisciotte) e più ci avviciniamo e più ci sembrano imponenti. Ne visitiamo uno, si può entrare (il biglietto costa 3 euro e ne vale assolutamente la pena).


Le piccole stanze ricavate all’interno ci mostrano la ricostruzione della vita di un tempo; lo spazio è veramente esiguo e sfruttato al massimo. Un video ci mostra alcune immagini per capire il funzionamento delle pale; possiamo salire fino in alto ed il panorama è incantevole!
Non smetterei più di scattare foto, riesco persino a catturare l’immagine di un mulino riflessa nell’acqua!
Consiglio a tutti di effettuare questa escursione, per poter “entrare” (non solo fisicamente) in uno degli angoli più peculiari dei Paesi Bassi.



